LA ''FILOSOFIA'' DELLA RIFORMA FISCALE

a cura di Vittorio Emanuele Falsitta

1. Il SISTEMA FISCALE STATALE ITALIANO oggi è:

INIQUO, perché
a. le imposte sul reddito delle persone fisiche sono assolte prevalentemente dal lavoratore dipendente o autonomo: ciò ha fatto del principio di progressività, teoreticamente, il ricordo di una buona intenzione; praticamente, un danno grave ai lavoratori, alle loro famiglie, allo Stato
b. le imposte sono troppo elevate e colpiscono un reddito che spesso non è espressione di reale capacità contributiva: non v'è sufficiente sensibilità a riconoscere costi sostenuti dal lavoratore e dalla propria famiglia: i costi non riconosciuti dal Fisco costituiscono reddito.

INEFFICIENTE, perché
il sistema oggi è composto da leggi eccessivamente complesse, articolate, troppo spesso provvisorie; il che assieme con la forte pressione fiscale spinge il contribuente ad eludere o evadere le imposte. In questo sistema validità ed efficacia del principio tendono a sfumare. L'inefficienza agisce a tre livelli: a livello della norma materiale (quella che stabilisce il rapporto d'imposta: il contribuente nel "contesto confuso" sceglie di eludere o di evadere); a livello della norma procedimentale (d'azione o di relazione, è quella che regola la funzione impositiva: l'accertamento e la riscossione del tributo: si generano problemi anche nel rapporto tra Guardia di Finanza e uffici delle imposte); a livello della norma processuale (quella che regola la dinamica del processo tributario e le  relazioni tra questo e i processi della giurisdizione ordinaria)

INADEGUATO, perché
non è competitivo: gli Stati cercano imprese che investano così da incidere sullo sviluppo; il mezzo, per lo più, è la riduzione della pressione fiscale. Da questa angolazione il nostro sistema è vecchio: non induce l'impresa allo sviluppo ma all'inviluppo o alla fuga. E' lontano dall'agevolare l'armonizzazione europea.


2. La RIFORMA DEL SISTEMA FISCALE ha quattro obiettivi principali ed un presupposto perché questi si realizzino:

Il presupposto:
l'umanesimo fiscale: l'uomo deve essere pensato al centro del sistema ed il Fisco quale strumento con cui egli realizza se stesso e le sue espressioni nella società (lavoro, famiglia, impresa, vocazione umanitaria); e' il fisco fatto per l'uomo e non l'uomo per il Fisco!

Gli obiettivi:
a. ripristino dell'equità;
b. affermazione dell'efficienza;
c. affermazione della competitività;
d. affermazione di una cultura etica;

a. Equità:
è ripristinata attraverso la riaffermazione in concreto del principio della progressività: tutti saranno persuasi nella convenienza a pagare le tasse ed il peso del tributo sarà sentito in modo effettivamente proporzionale al crescere del reddito.

b. Efficienza:
è affermata attraverso la semplificazione delle regole e l'individuazione di principi fondamentali ed unitari per la disciplina delle singole imposte (codificazione);

c. Competitività
è affermata attraverso: (i) il sostegno dello sviluppo dell'impresa (disciplina dei gruppi d'impresa e revisione delle interrelazioni tra fiscalità domestica ed internazionale);  (ii) aggressione, repressione, dissuasione dell'evasione fiscale (emersione del sommerso) 

d. Cultura etica
è affermata con il riordino degli istituti a "vocazione etica" già esistenti e con la previsione di nuovi istituti così da favorire la formazione di un impianto stabile all'interno del quale concepire in chiave organica strumenti giuridici per fiscalità umanitaria, ambientale-ecologica, culturale etc..


3. PROGRESSIVITA' E FAMIGLIA

L'azione del Governo sul punto, per modi e tempi, ha radice nella conoscenza di alcuni dati e presupposto nella volontà di mutarli. Ecco i dati:

- circa il 98 % dei contribuenti ha redditi al di sotto di 100 milioni di lire;
- di questo 98%, circa il 17% è costituito da famiglie che sono in stato di povertà, tra povertà relativa ed assoluta;
- le ragioni della povertà delle famiglie hanno causa nel numero dei figli; nella scarsa istruzione, nell'assenza o precarietà dell'occupazione; nella presenza di anziani a carico.

Se a questo scenario si aggiunge quanto anzidetto, ovvero:

- che le imposte sono assolte, prevalentemente, da lavoratori dipendenti e autonomi;
- che la progressività è scomparsa ed il peso del pagamento del tributo è sperequato tra i cittadini (per la meccanica del sistema; per fenomeni elusivi; per fenomeni d'evasione);

allora, bene si comprende il significato delle norme della legge per la riforma del sistema fiscale: intervenire in modo strutturale, per migliorare, anzitutto, la situazione dei contribuenti più deboli e di chi si trova nelle fasce basse e medie. Nessun Governo, ad avviso di chi scrive, consapevole dello stato della società che è chiamato a regolare, potrebbe seriamente essere preso in considerazione senza dirigere prioritariamente la propria attenzione alla lotta alla povertà e alle ingiuste situazioni di debolezza. In ciò la politica diviene umana ed umanizzante.

4. I MEZZI

Ed ecco i mezzi prescelti:

- per l'equità del sistema: ripristino della progressività;
- per la lotta alla povertà: individuazione ex lege di una soglia di reddito non imponibile; attenzione speciale a figli, istruzione, anziani, disabili;
- specificamente, per l'aumento dell'occupazione: incentivazione dello sviluppo mediante la revisione del sistema di tassazione delle imprese secondo moduli agili e competitivi con quelli europei; 
- concentrazione del costo della riforma (40 mila miliardi di lire) nelle fasce basse e medie.

Sulla progressività in particolare

- riconoscimento ex lege di una soglia di povertà, ovvero, un minimo intangibile: l'azione ha significati profondi: politico, sociale, giuridico: il dovere tributario alla contribuzione diviene dovere inderogabile di solidarietà;
- riduzione delle aliquote legali nel numero: da cinque a tre;
- riduzione delle aliquote legali nel livello: 0%, 23% e 33% 
- concentrazione delle deduzioni nelle fasce di reddito basse e medie: oltre un certo ammontare di reddito che sarà stabilito, verosimilmente, attorno agli ottanta milioni di lire, non saranno ammesse deduzioni: il vantaggio per i contribuenti che si troveranno oltre la soglia predetta sarà dato dal risparmio d'imposta in connessione con la riduzione dell'aliquota;
- ampliamento del campionario degli oneri deducibili.

Il "meccanismo di funzionamento"

- la progressività si sposta dalle aliquote (la misura del prelievo) alla formazione della base imponibile mercé il riconoscimento fiscale di alcuni costi ad oggi individuati con un valore di riferimento (casa, figli, istruzione etc.): dalla nuova base imponibile dovrà essere dedotta una percentuale di "minimo intangibile" (diminuito, rispetto all'intero iniziale, secondo una funzione legata all'aumento del reddito)  oltre il complesso degli oneri nuovi e tradizionali (derivanti dalla conversione delle detrazioni dall'imposta in deduzioni dall'imponibile): la nuova aliquota (23%) sarà applicata solo su questa materia economica. 

La famiglia

- la pressione fiscale è significativamente ridotta per effetto dell'aliquota legale o comunque reale: ciò che si vuole è favorire la situazione in cui v'è  progresso libero e sereno delle famiglie; ciò che non si vuole è la situazione in cui il coniuge che non lavora sia indotto a trovare occupazione per le difficoltà che la famiglia incontra per la crescita dei figli; 
- da questa angolazione la rimodulazione degli oneri deducibili ha il senso di stabilire un collegamento tra capacità contributiva effettiva della famiglia e tassazione: ciò che si vuole è dare rilevanza a costi che sono strettamente connessi al mantenere, istruire, educare i figli, alla casa in cui essi vivono, agli anziani a carico; ciò che non si vuole è un'imposta che deprima le scelte legate al suo armonico sviluppo;
- ad oggi sono stati fatti tre importanti interventi per le famiglie i quali costituiscono elementi univoci d'interpretazione di quella che è la reale attenzione del legislatore: raddoppio delle detrazioni per figli a carico; innalzamento del tetto della pensione d'anzianità; nuova disciplina, per gli "incapienti",  per la detrazione dei costi relativi ad interventi chirurgici.


5. IL FISCO ETICO

Si è detto che la riforma implica un'inversione di termini: l'uomo al centro ed il Fisco strumento con il quale egli realizza se stesso; il Fisco è pensato come mezzo nelle sue mani e non viceversa. Ora, poiché oltre famiglia, lavoro impresa, l'uomo mostra sempre più specificamente vocazione verso l'atto umanitario (lotta alla povertà, salvaguardia dell'ambiente, sostegno ai malati etc.) il Fisco deve aiutare l'uomo che aiuta e quello che è aiutato. Ciò, mentre è sempre possibile, non è sempre efficace: a nostro modo di vedere le cose, solo quando l'aiuto è anticipato da un assetto culturale che fa parte della volontà  stabile del legislatore, la presenza della leva fiscale produce seri effetti nella società e dunque contribuisce alla realizzazione del bene comune. Obiettivo della riforma è dotare il legislatore di questa stabilità di vedute: la veduta etica del fisco.

L'idea è semplice e duplice:
a) si provvedera' a riordinare gli istituti esistenti con attività di qualificazione, prima, e di classificazione, poi, che ne mettano in evidenza la "vocazione etica"; l'operazione di razionalizzazione riguarda soggetti ed oggetti: enti non commerciali; onlus, ipab, etc. quanto agli oggetti: la fiscalità ambientale; fiscalità umanitaria; fiscalità culturale etc; con il riassetto organico sarà più semplice avere misura dell'estensione dell'intervento fiscale nel terzo settore e dei suoi modi (oneri deducibili; detassazione; esenzione del reddito prodotto; deducibilità delle erogazioni; agevolazioni etc.);
b) dal riordino nascerà una sezione del Codice "culturalmente" predisposta ad ospitare nuovi istituti a sostegno di Finanza e iniziative etiche, domestiche e internazionali; in questo nuovo alveo potrebbero essere collocati anche i regimi di favore per i fondi etici e de tax. Quest'ultima, in particolare, è esattamente prodotto delle idee rappresentate: né è l'espressione giuridica ed economica.

L'aiuto umanitario è perseguito solo dalla volontà libera del consumatore e del venditore così che, se questi non vogliono, nessuno può obbligarli a destinare i proventi ai fini anzidetti. Il non obbligare ha proprio lo scopo di rendere "cosciente" dell'aiuto e, più in generale, di muovere verso una cosciente sensibilizzazione della società.

La portata etica della riforma, la quale, per quanto detto, ha in sé una inversione di termini culturali, è tale da promuovere anche la nascita di una speciale branca del diritto tributario: il diritto tributario etico.
 

        

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"Chi ha meno paghera' meno" (per non farsi ingannare dalle catene telematiche...)